Nuova favola.."Il paese dei cani" di G.Rodari
Aggiunta da Alessia il 08 Giugno 2009 alle 14.00       

racconto rodari il paese dei cani

illustrazione tratta da darabuc.wordpress.com

[Questa storiella di G.Rodari, tratta dalla raccolta "Favole al telefono" narra della sempre maggiore difficoltà di comunicazione che si riscontra nelle città e di come, spesse volte, ci si rifiuti di intrattenere delle relazioni interpersonali, chiusi nella propria individualità...]


C'era una volta uno strano piccolo paese. Era composto in tutto di novantanove casette, e ogni casetta aveva un giardinetto
con un cancelletto, e dietro il cancelletto un cane che abbaiava.
Facciamo un esempio. Fido era il cane della casetta numero uno e ne proteggeva gelosamente gli abitanti, e per farlo a dovere abbaiava con
impegno ogni volta che vedeva passare qualcuno degli abitanti delle altre novantotto casette, uomo, donna o bambino.
Lo stesso facevano gli altri novantotto cani, e avevano un gran da fare ad abbaiare di giorno e di notte, perche' c'era sempre qualcuno per la strada.
Facciamo un altro esempio. Il signore che abitava la casetta numero 99, rientrando dal lavoro, doveva passare davanti a novantotto
casette, dunque a novantotto cani che gli abbaiavano dietro mostrandogli fauci e facendogli capire che avrebbero volentieri affondato
le zanne nel fondo dei suoi pantaloni. Lo stesso capitava agli abitanti delle altre casette, e per strada c'era sempre qualcuno spaventato.
Figurarsi se capitava un forestiero. Allora i novantanove cani abbaiavano tutti insieme, le novantanove massaie uscivano a vedere che succedeva,
poi rientravano precipitosamente in casa, sprangavano la porta, passavano in fretta gli avvolgibili e stavano zitte zitte dietro le finestre
a spiare fin che il forestiero non fosse passato.
A forza di sentir abbaiare i cani gli abitanti di quel paese erano diventati tutti un po' sordi, e tra loro parlavano pochissimo. Del resto non
avevano mai avuto grandi cose da dire e da ascoltare.
Pian piano, a starsene sempre zitti e immusoniti, disimpararono anche a parlare. E alla fine capito' che i padroni di casa si misero ad abbaiare
come i loro cani.
Loro forse credevano di parlare, ma quando aprivano la bocca si udiva una specie di "bau bau" che faceva venire la pelle d'oca.
E cosi', abbaiavano i cani, abbaiavano gli uomini e le donne, abbaiavano i bambini mentre giocavano, le novantanove villette sembravano diventate
novantanove canili.
Pero' erano graziose, avevano tendine pulite dietro i vetri e perfino gerani e piantine grasse sui balconi.
Una volta capito' da quelle parti Giovannino Perdigiorno, durante uno dei suoi famosi viaggi.
I novantanove cani lo accolsero con un concerto che avrebbe fatto diventare nervoso un paracarro. Domando' una informazione a una donna ed essa
gli rispose abbaiando. Fece un complimento a un bambino e ne ricevette in cambio un ululato.
"Ho capito, - concluse Giovannino - E' un'epidemia".
Si fece ricevere dal sindaco e gli disse:
"Io un rimedio sicuro ce l'avrei. Primo, fate abbattere tutti i cancelletti, tanto i giardini cresceranno benissimo anche senza inferriate.
Secondo, mandate i cani a caccia, si divertiranno di piu' e diventeranno piu' gentili. Terzo, fate una bella festa da ballo e dopo il primo valzer
imparerete a parlare di nuovo".
Il sindaco gli rispose: "Bau! Bau"!
"Ho capito, - disse Giovannino, - il peggior malato e' quello che crede di essere sano".
E se ne ando' per i fatti suoi.
Di notte, se sentite abbaiare molti cani insieme in lontananza, pu? darsi che siano dei cani cani, ma puo' anche darsi che siano gli abitanti di
quello strano, piccolo paese.



di Gianni Rodari da Favole al telefono
 

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Un racconto..Un gatto blu
Inserito da Alessia il 22 Aprile 2009 alle 17.00  

una storia il gatto blu

illustrazione di Gianni Coscarelli "gatto blu"

[Questo racconto è stato scritto da Giovanni ed io l'ho copiato dal suo blog ..che vita! è una favola veramente molto bella...Giovanni dice di averlo visto veramente il Gatto Blu e che gli ha fatto una magia... credetemi anche io l'ho visto ... e spero che faccia una magia anche a me!!  Godetevi questa storia!!]

Sono un gatto.                                                                                                                       Sono nato come tutti i gatti, piccoli, morbidi, dicono belli, ma con una differenza, sono blu.               In un paese molto molto lontano scorrazzavo tra un guaio e l’altro, perché nessuno mi voleva, se non per curiosare in mezzo alla mia rada pelliccia.
Ma cosa sarà che lo rende blu?
Eppure ero blu come il cielo, piccolo e agile…forse era proprio questo il problema, ero piccolo, rimasto tale nonostante il tempo passato.
Non potevo difendermi…ed ero blu. Troppo, troppo strano e folle per essere amato…
Un giorno conobbi una gattina bianca, pelo morbido…lucido…setoso…tutti la cercavano, non per curiosare, ma per ammirarla, carezzarla con delicatezza.
Me ne innamorai all’istante.
I suoi occhi grigi mi scrutavano l’anima…lei bianca…grande…io piccolo…blu…non mi accorgevo, non vedevo che non mi voleva, che era solo curiosa, come tutti.
Sono blu come il cielo…non può non volermi…lei che è bianca come una nuvola…”                           Un giorno presi coraggio e portandole in dono un boccone rubato ad un ristorante mi avvicinai per chiederle…no, non feci in tempo a parlare, che mi disse “come sei strano…come mai sei così brutto?“.
Strinsi i denti, in un ghigno tra l’amareggiato ed il sorridente.
Mi aveva fatto male, ma mi aveva illuminato: non sapeva nulla di me…poverina…non capiva…nonostante tutto quel tempo, il mio blu…il suo bianco…ne provai compassione, avrei voluto che provasse un bel sentimento, che si lasciasse andare.                                                                                      Mangiai il boccone, fu un bel pasto, dopotutto, condito di consapevolezza.                                    Non mi preoccupava più nulla, alcune persone semplicemente non ce la fanno…sono imprigionate dalla loro “bellezza”…poverine…
Continuai a scorrazzare, stavolta in giro per il mondo, in cerca di conferme: non sia mai ad aver ragione…
Incontrai gatti verdi come l’erbaviola come i fiorirosa come la pelle di un bambino…ognuno con la sua storia, ognuno con una gattina bella ma insensibile…alcuni arrabbiati, altri in cerca come me…Scoprii che il cielo poteva essere ovunque blu come me, e di tanti altri colori…in un posto, addirittura, a nord, in certi periodi dell’anno si riempie di luci morbide e sinuose che si muovono…sono rimasto un’eternità a contemplarlo…                                                                                                      Ma mi rimaneva una cosa: avevo capito, era tempo di agire, di creare.
Dovevo far nascere qualcosa di bello in questo strano mondo fatto di gatti belli ma vuoti, e di altri colorati ma esclusi.
Diventò il mio sogno.
Forse era questo che mi mancava…un sogno…a tutti gli altri mancava anche il desiderio di cercarlo…poverini…
Seguii una di quelle linee sinuose, quella che aveva il mio stesso colore, e quando finì continuai per quella direzione, sicuro che avrei trovato il luogo ed il modo per realizzarlo, questo mio sogno.
Non sapevo come, non sapevo nulla, ma avevo nel cuore questo desiderio, immenso…
Correvo, mangiavo bocconi fugaci e correvo…ed il cuore pompava forte sangue nelle mie zampe…e crescevo…crescevo…non ero più il piccolo gatto blu…crescevo a dismisura.
Sono nate leggende su di me, c’è chi mi ha visto passare di notte come un fulmine blu, ed ha pensato ad un visitatore dallo spazio (ma cosa inventa la genteperché non è capace di vedere un semplice gatto blu?).                                                                                                                        Corro…corro…mi fermo.
Sono immenso, alto ormai quattro metri…le gambe lunghissime, il pelo rado…gelido, come il metallo
Tremo, conosco questo posto…questo paese…è quel paese molto molto lontano da cui sono partito…
Ora tutto è piccolo, ed io grande, sempre blu come il cielo. Sono in una piazzetta, vicino ad una strada, immobile, di giorno osservo le persone che non mi riconoscono…ho scoperto che mi considerano una bizzarra ed inutile statua, ed io li prendo in giro divertito, assumendo posizioni a volte diverse (”Si è mosso?” “Ma no…che dici…è sempre stato in piedi…ehm…seduto…dai…andiamo via”) di notte a volte seguo di nuovo la direzione del raggio luminoso blu (ho trovato il mio amore, il cielo che ha il mio stesso colore…) altre volte rimango fermo ed aspetto. L’attesa ha portato i suoi frutti.     L’altra notte due strani cuccioli escono da una scatola bianca e vengono verso di me.
Lui sembra un cagnolino, zompetta, abbaia, scodinzola…che buffolei non so perché ma mi ricorda una merendina
Lui dice “‘mmazza che brutto…“.
Sorrido, non mi ha notato…bene, vediamo che succede (ma ti sei visto?).
Lei ride, mi abbraccia, mi prende in giro…che tenerezza mi fa…(lei sì, carina).                                Dalle mani del cagnolino escono strani bagliori…un mago? Cosa guardano tra le mani di lui, che ridono tanto? Eccola che torna…altro bagliore…guardano ancora…accidenti a me e alla mia identità nascosta…Ma che buffi che sono…guarda come ridono…ma si rendono conto di quanto sono scemi?
Hahaha…quelle smorfie non riuscirei mai a farle…oddio quest’altra mi fa paura…
Mi ricordano me, quando ero un gattino…piccolo e fantasioso…folle e temerario…tenero e pauroso a volte…Quasi quasi…Devo ancora avere un po’ del mio raggio blu…un po’ di cielo dell’ultimo viaggio…mi stanno guardando…ridono…bene, è il momento.                                                                       Presi. Non si sono accorti di nulla…ora parlano a bassa voce…
Forse ci sono riuscito davvero, forse ora tra tanti gatti strani e scoraggiati…tanti altri vuoti e vanitosi…tante urla e tanti colori stonati…un po’ di blu del gatto strano, folle e saggio, ha creato qualcosa di bello, di pulito, leggero, e morbido, come il cielo.                                                                       Ora sono felice.                                                                                                                       Miao

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Un racconto..Casey gatto lavoratore
Inserito da Alessia il 20 Aprile 2009 alle 17.00  
un racconto.. casey gatto lavoratore

Questo racconto l'ho trovato sul sito  www.gattoamico.it.. è un racconto veramente molto carino vi consiglio di leggerlo!!

Il gatto Casey era un gatto felice, la sua curiosità e la sua vivacità riempivano la casa della famiglia Paul a cui esprimeva tutta la sua gioia di vita con rumorose fusa. I Paul avevano un bel ristorantino che tutte le sere veniva frequentato da un’affezionata clientela ed il micio faceva parte a pieno titolo dello staff del locale, il suo compito era quello di accogliere ogni cliente all’ingresso come un vero “Maitre” : avreste dovuto vederlo con quale garbo ed eleganza salutava gli ospiti; sorrideva si metteva in posa, si lasciava coccolare, faceva le fusa ed introduceva i commensali con un guizzo della coda ed un lampo di baffi. Un giorno, purtroppo, il ristorante fu distrutto da un incendio ed i Paul, dopo aver analizzato a fondo la situazione, decisero, a malincuore, di non riaprire il locale: troppo gravoso l’impegno economico per la sua ricostruzione. Seguirono, così, settimane caotiche impegnate nella
ricerca di un lavoro, nella sistemazione di tutte le pratiche legate al ristorante e nella riorganizzazione del ritmo familiare scandito ora da nuovi orari e nuove attività. Quando tutto questo finì i Paul, che non erano più impegnati nelle loro faccende, si accorsero che Casey non era più quel gatto affettuoso e vivace di un tempo: era diventato improvvisamente svogliato e triste. Sulle prime pensarono che il micio si sentisse trascurato. Consultarono diversi veterinari ed i responsi, confermando tale ipotesi, furono sempre gli stessi: il gatto è in perfetta forma, ha bisogno solo di maggiori attenzioni. Mai suoi padroni quelle attenzioni e quell’affetto glielo stavano già dando senza ottenere nessun risultato. Fu a quel punto che i Paul, su consiglio di una loro amica, si rivolsero a Samantha Khury psicologa e sensitiva felina. Era, certo, una specializzazione un po’ bizzarra la sua tanta più che la sig.ra. Khury asseriva di riuscire ad entrare in contatto con gli stessi animali ed a colloquiare con loro, ma, d’altronde, ai due coniugi sembrava ormai l’unica strada rimasta. Lo scetticismo divenne stupore quando la sensitiva annunciò il suo responso tanto da far esclamare ai proprietari di Casey: ”Ha perso il lavoro!!! Lavoro? Ma quale lavoro? E’ un gatto!!”. La psicologa felina non si scompose di un millimetro e con tutta calma, scandì, come per dar maggior peso alle sue parole, nuovamente la sua diagnosi: “E’ depresso perché disoccupato” ed aggiunse, con estrema professionalità, che era stato proprio il micio a dirglielo. Tutto questo può sembrarvi una favola ma è realmente accaduto e la sig. Khury è un’apprezzata professionista e la sua biografia filmata “I talk to animals” dimostra le sue straordinarie capacità. Proprio mentre i Paul erano ancora indecisi sul da farsi in merito, se credere alla diagnosi ed agire di conseguenza oppure ignorarla, Casey, da buon gatto lavoratore, non rimase con le mani in mano, ehmm scusate con le zampe nelle zampe, e si trovo da solo un lavoro. Girando la città in cerca di un’ occupazione, si soffermò di fronte alla porta della biblioteca. Quel passaggio di persone, evidentemente, lo ispirò e comiciò ad accogliere i lettori sull’uscio e ad introdurli nella biblioteca. In breve tempo il nostro gatto lavoratore divenne la mascotte di tutti: tutti lo amavano, lo coccolavano, lo cercavano e si sentiva finalmente di nuovo utile ai suoi amici umani ed in famiglia Paul ritornò la serenità. Ora è splendido vedere Casey la mattina davanti al cancello con il suo sguardo fiero ed orgoglio vigilare il passaggio, pronto a dare, con la sua eleganza, un tocco di bellezza e di vita gattosa ai lettori di giornata.
 

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Una favola..Cocco Drillo, A.Vocetta ed i pesci ballerini (A.Moravia)
Inserito da Alessia il 14 Aprile 2009 alle 16.00  
favole animali Cocco Drillo                                                      Illustrazione di Lucia Scuderi

Cocco Drillo, A.Vocetta ed i pesci ballerini... (favola tratta dal libro Storie della preistoria di A. Moravia)

Cocco Drillo, da bambino, se la cavava proprio bene. La mamma l’aveva abituato a imboccarlo con un grande cucchiaio pieno di pesci squisiti di ogni specie: una cucchiaiata la mattina per la prima colazione; una cucchiaiata a mezzo giorno per il pranzo; una cucchiaiata la sera per cena. A Pasqua, Natale e Capodanno, sei cucchiaiate complessive in luogo di tre. La mamma, però, gli diceva spesso:
- Cocco mio, un giorno non ci sarò più, come farai?
Ma Cocco Drillo non se ne dava per inteso. Un giorno la mamma non ci fu più. Cocco Drillo si mise, al solito, in una spiaggetta solitaria, immobile, con la bocca aperta: niente cucchiaiate. Passò un giorno, ne passò un altro e pur sempre niente cucchiaiate. Cocco Drillo cominciò a preoccuparsi. Spalancò più che poteva la bocca e chiamò disperato:
- Mamma, mamma, mamma, dove sei mamma?
Allora sentì una vocina lì accanto che gli diceva:
- Povero Cocco, non lo sai che di mamma ce n’è una sola? La tua mamma non c’è più.
Cocco Drillo si voltò e vide una certa A. Vocetta che zampettava lì accanto, beccando schifiltosa tra i papiri. Era lei che aveva parlato. E, infatti, aggiunse dopo un momento:
- Spicciati a trovare una soluzione perché io vivo dei resti di cibo che ti rimangono tra i denti. Se non mangi tu, non mangio neppure io.
Cocco Drillo domandò:
- Cosa debbo fare?
A. Vocetta rispose:
- Pensa.
- E che dovrei pensare?
- Pensa.

Cocco Drillo seguì il consiglio di A. Vocetta: si mise a pensare. E pensa che ti ripensa, pensò una cosa che non aveva mai pensato.
Bisogna sapere che Cocco Drillo aveva una bocca immensa, anzi si può dire che fosse quasi tutto bocca. Nella bocca aveva tantissimi denti e una lingua lunghissima, liscia, morbida, simile ad un pavimento ricoperto da un soffice tappeto.
Allora Cocco Drillo disse ad A. Nocetta.
- Senti, cara va’ ad avvertire tutti i pesci della zona che ho deciso di aprire un locale da ballo,
cioè una balera. Luogo: la mia bocca. Seggiole e tavoli: i miei denti. Pedana per le danze: la mia lingua. L’orchestra la sistemeremo sulla punta della lingua. Vola, spicciati, va’ ad avvertire i pesci che stasera stessa ci sarà l’inaugurazione con una serata di gala e doni di valore per le signore.

A. Vocetta non se lo fece dire due volte. Volò sul fiume, che era poi il Nilo, e fece la sua brava pubblicità, ripetendo a perdifiato:
- Stasera grande serata danzante nella bocca di Cocco Drillo. Ingresso libero. Si balla fino a mezzanotte.
- I pesci, figurarsi, si annoiano, poveretti, in fondo al fiume. Nient’altro da fare tutto il giorno se non gironzolare tutto il giorno tra le alghe e farsi le boccacce l’uno all’altro. Così decisero di convenire in massa nella nuova balera di Cocco Drillo, all’insegna del “Pesce d’oro”. Venne la sera. L’orchestra composta da cinque ranocchie con chitarra, batteria e saxofono suonava a perdifiato, tenendosi in bilico sulla punta della lingua di Cocco Drillo. I pesci uscirono in processione dall’acqua, si inerpicarono su per una scaletta e si inoltrarono nella boccali Cocco Drillo. Ai loro occhi apparve una lunghissima sala, gaiamente colorata di lanterne di carta rossa. In fondo alla sala c’era una striscia di tela su cui si leggeva: “Buon divertimento!” I pesci sedettero sui denti di Cocco Drillo, ordinarono dei rinfreschi, cominciarono a ballare. Avete mai visto un pesce che balla? Beh, allora immaginate cosa possa essere vederne cento che danzano tutti insieme.
Intanto Cocco Drillo stava fermo, con la bocca spalancata, gli occhi socchiusi. Aspettava. Le danze seguivano alle danze e Cocco Drillo aspettava. Aveva deciso di annunziare a mezzanotte in punto: - Signori si chiude.- Nello stesso momento avrebbe chiuso davvero quella sua bocca smisurata e avrebbe fatto una bella scorpacciata di pesci prelibati, freschissimi, anzi vivi.

Vi piacciono le favole?? Visitate il sito lefavole.org

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Una favola.. "La gatta maimona"
Inserito da Alessia il 07 Aprile 2009 alle 12.00

Favole animali: la gatta maimona
               "Gatto Sognatore" tratto da robyoramazone **


La gatta maimona... (Favola della tradizione popolare)

In un piccolo paese viveva una famiglia composta dalla madre e due figlie di nome Maria e Teresa.
Maria era umile, ubbidiente e buona con tutti. Teresa era diversa, un po’ cattivella, però la mamma voleva bene a tutte e due. Siccome erano di famiglia povera, in casa mancavano tante cose.
Un giorno la mamma disse: “Figliole, oggi vogliamo fare una torta?” Le figlie risposero: ”Si, si, però ci manca lo staccino per passare la farina, come faremo?” e la mamma disse: ”Lo chiederemo alla gatta maimona che abita al castello di vetro dorato. Chi andrà al castello a chiederlo? Ci vai tu Teresa?” e Teresa rispose: ”No, perché il castello dorato è nel bosco, lontano, e poi non voglio vedere la gatta maimona”.
La mamma si rivolse allora a Maria chiedendole di andare e lei subito si incamminò per la strada del bosco.
Cammina cammina, finalmente vide una grande luce, il famoso castello di vetro. Arrivando alla grande scala di cristallo, subito Maria pensò come fare per salire con gli zoccoletti senza rompere gli scalini e così decise di prendere gli zoccoletti in mano e piano piano incominciò a salire e, arrivata in cima, bussò piano alla porta. Vennero ad aprire dei gattini e le domandarono cosa volesse. Maria chiese se le potevano prestare lo staccino ed essi andarono a chiedere alla loro mamma.
Entrarono in una sala dove alcuni gattini pulivano con piccole scopine. Maria vedendoli si intenerì e disse: ”Date a me, faccio io, cari micetti.”
Essi furono così contenti che corsero subito a raccontarlo alla gatta maimona. Maria intanto passò in un’altra sala dove c’erano dei lettini e i gattini facevano su e giù per riordinarli. Maria subito corse da loro per aiutarli. Poi entrò in un’altra sala in cui altri gattini impastavano il pane con fatica e lei cominciò a fare il pane.
A questo punto i micini presero Maria per mano e la portarono nella sala del trono dalla loro mamma.
Maria rimase sbalordita dalla bellezza e dalla gioia dei gattini che saltavano, correvano, cantavano e raccontavano tutto ciò che era successo.
La gatta maimona era al centro della sala, seduta sul trono dorato, risplendente di luce fosforescente. La chiamò a sé ringraziandola, e disse: ”Ti voglio fare un piccolo dono”. Si rivolse quindi ai suoi gattini: ”Andate per tutto il castello e cercate il più bel vestito che ci sia, con campanelli che suonano e oro luccicante.” Maria non voleva indossarlo, perché quel vestito era troppo di lusso per lei, ma i gattini la vestirono lo stesso.
La gatta volle ricompensarla ancora e le disse: “Senti Maria, ricordati due cose tornando a casa: quando sarai nel bosco, sentirai ragliare l’asino; non voltarti per vedere dov’è. Quando invece sentirai cantare il gallo, guardalo.”
Maria si incamminò e seguì i suggerimenti della gatta maimona. Si voltò a guardare il gallo cantare e sentì crescerle una cosa in fronte a forma di stella. Si impaurì e cercò di camminare più in fretta per arrivare dalla mamma a raccontarle tutto. Con lo staccino, quel vestito di lusso e la stella in fronte si vergognava, perché la gente la guardava in modo strano.
Arrivò finalmente a casa e la mamma, sentendo ciò che Maria le diceva, pianse lacrime di gioia. Cercò di toglierle la stella e cominciò a grattare, grattare, ma più grattava e più polvere d’oro scendeva.
Vedendo ciò la mamma disse alla figlie: ”Siamo diventate ricche, la gatta maimona ci vuole molto bene. Bisogna tornare a ringraziarla e a riportare lo staccino. Ci torni tu Maria o vai tu, Teresa?”
Teresa rispose: ”Si, andrò io, così avrò anche io quello che ha avuto Maria.” Prese lo staccino e si incamminò verso il castello dorato.
Fece tutto il contrario di Maria: salì con gli zoccoletti e ruppe gli scalini di cristallo, impastò i gattini col pane, li bastonò con le scope e li buttò giù dai lettini. Essi tutti spaventati e piangenti corsero dalla mamma a raccontarle tutto e la gatta maimona si infuriò e volle punire Teresa per ciò che aveva fatto.
Chiamò a sé i gattini e disse loro: ”Correte a prendere il vestito più brutto e stracciato che trovate e mettetelo a Teresa.” Le fece comunque le stesse raccomandazioni che aveva fatto a Maria riguardo all’asino e al gallo che avrebbe trovato nel bosco.
Però Teresa disubbidì, quando sentì il gallo non si voltò e guardò invece l’asino che ragliava. Sentì una cosa dura e pelosa crescerle sulla fronte e corse a casa piangendo. La gente per strada la guardò e pensò che se lo meritava perché era stata cattiva e disubbidiente.
Col passare dei giorni, Teresa non usciva più di casa, era triste e infelice, piangeva sempre e la mamma soffriva nel vederla così, nonostante sapesse che era tutta colpa sua.
La mamma invecchiava ed era molto preoccupata nel vedere le due figlie così diverse e un giorno chiamò a sé Maria e le chiese di andare al castello a domandare il perdono per sua sorella.
La gatta maimona sentendo che Teresa era pentita per le sue cattive azioni si commosse e le tolse la cosa pelosa dalla fronte.
Maria felice tornò a casa e le due sorelle da quel giorno vissero felici e contente.

Favola tratta dal sito www.ilportaledeibambini.net
** Vi consiglio vivamente di andare a visitare il blog robyoramazone, oltre ad essere ricco di contenuti, robidò dipinge dei quadri di gatti veramente fantastici!!!

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Una favola.. "Una mucca speciale"
Scritto da Alessia il 25 Marzo 2009 alle 12.00

la favola della mucca volante

Girovagando su internet ho trovato una favola molto carina ... purtroppo l'ho trovata all'interno di un forum e non sono riuscita a trovare indicazioni sull'autore ... l'inserisco come l'ho trovata...

UNA MUCCA SPECIALE ... (volante) di Luca T.

Nicolò, un bambino di 7 anni, è molto agitato, mentre si prepara per andare in vacanza con il treno a Parigi, con i suoi genitori. Infatti è la prima volta che salirà su un treno ed è anche la prima volta che andrà all'estero.
Alla stazione di Milano i genitori gli raccomandano di stare sempre vicino a loro, perché c'è una gran confusione.
I genitori però, vedendo il loro treno che sta per partire, corrono a tutta velocità credendo che il figlio li segua. Ma il bambino è distratto dal guardare un cane giocherellone, che lo guarda con la lingua in fuori.
I genitori salgono sul treno e sistemano i bagagli con aria soddisfatta, ma appena il treno si muove la mamma domanda al papà: "Ma Nicolò non era con te ?"
e poi subito capisce cosa è successo ed urla: "Nicolò".
Tra le lacrime di dolore, continua ad urlare: "Forse si è perso... forse è stato rapito... forse è alla stazione che ci cerca e piange !"

Corrono dal macchinista per dirgli di fermare il treno, ma egli risponde che non è possibile, perché è un treno super-rapido che non fa fermate.
Intanto il bambino gira per la stazione con le lacrime agli occhi; ad un tratto passa vicino ad un treno merci fermo su un binario. Su un vagone-animali è caricata una mucca, che lo guarda muggendo in modo speciale; allora il bambino apre la porta e la fa scendere dal vagone.

Questa mucca di colpo tira fuori le ali; il bambino rimane a bocca aperta, stupito.
Il bambino le racconta che ha perso i genitori, perché sono partiti con il treno; allora la mucca con la testa gli fa segno di salire in groppa e di inseguire il treno in volo.
Dopo due ore atterrano e si fermano per uno spuntino, allora la mucca dona il suo latte a Nicolò, che la munge e versa il latte nel bicchiere, che teneva nel suo zainetto. La mucca, dopo avere ripreso forza, vola come una scheggia per inseguire il treno.
Dopo poco tempo il treno è raggiunto: la mucca si appoggia sul tetto, restando abbassata per evitare i fili della corrente; dopo muggisce forte per far capire al treno di fermarsi. Il macchinista però non sente; allora la mucca dà una zampata sul tetto e fa suonare il suo campanaccio. A sentire quel rumore il macchinista crede che la sirena sia guasta.

Allora il bambino e la mucca, visto che il macchinista e i passeggeri non si sono accorti di loro, volano di fianco al treno per trovare i genitori di Nicolò. Ed eccoli, finalmente attraverso il finestrino li vedono. Nicolò è contentissimo.
La mucca con una zampata spacca il vetro del finestrino ed entrano all'interno del vagone.
Ora le lacrime dei genitori diventano lacrime di gioia.
Ma i ferrovieri, vedendo la mucca volante, la catturano e dicono che la porteranno allo zoo; ora è il turno di Nicolò a piangere, perché non vuole.. Nicolò va in vacanza, ma la trascorre tristemente, pensando alla sua amica mucca che è imprigionata allo zoo, allora escogita un piano per liberarla, quando tornerà.

Appena tornato, alla prima notte si sveglia e va allo zoo. Entra senza essere visto dal guardiano; all'improvviso sente una risata e il cuore di Nicolò sale in gola... per fortuna è solo una scimmia. Nicolò scavalca le sbarre, sveglia la mucca, le slega le ali e vola via con lei.
Da allora la mucca diventa il mezzo di trasporto della famiglia di Nicolò, che va in vacanza volando e con il latte di riserva da bere durante le soste.

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qualcosa di me...

hello kittysono Alessia... sono la mamma di Chiara ( e di Pippo il gatto), la moglie di Marco, amo gli animali (tutti..ma certo i gatti sono sempre i gatti!!), sono un'analista programmatore, sono un'impiegata a tempo pieno e a tempo indeterminato.. sono una pasticciona disordinata e superficiale... sono fatta così...proprio così!!

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